Francia 2018
Day 4 Nogent Le Retrou – Alençon 81 km “Les flaneurs disparus du Perche”
Vi sono mai capitate quelle giornate esattamente divise a metà, dove al mattino vi va in un modo e al pomeriggio totalmente l’opposto? Ecco, è questo un caso da manuale…
Iniziamo partendo da Nogent Le Retrou con 16 ( avete letto bene) gradi in meno di ieri, da 34 a 18 nel giro di una notte… pochi km e iniziamo a pedalare lungo una delle strade bianche più belle che io abbia mai visto: fondo stradale perfetto ( per uno sterrato, si intende …), alberi di quercia a destra e a sinistra, a creare una volta verde ininterrotta sulle nostre teste, scoiattoli che attraversano il cammino, ogni tanto qualche timido paesino…



io e mio marito pedaliamo chiacchierando per una trentina di km dei nostri progetti per l’autunno, ridendo e scherzando come due spaßvogel… e poi…da-dan… deviazione dalla Véloscénie per non si sa che motivo, ed ecco la decisione che avrebbe cambiato la giornata: perché ritornare, dopo la deviazione, sulla via sicura e segnata e piacevole della ciclovia, quando si puó iniziare a vagare per la regione du Perche da villaggio a villaggio, come seguendo i fili invisibili di una ragnatela, sperdendosi e ritrovandosi ogni 3×2? Perchè farsi scappare l’occasione di fregiarsi del titolo di “Les flaneurs disparus du Perche”?
Morale della favola: seconda parte della giornata con una pedalata ugualmente piacevole, su asfalto, che ha reso quella di oggi la più lunga distanza da noi mai percorsa (finora):con le bici cariche…perché la flanerie ha allungato il percorso della Véloscénie di circa 4 km!!




Salutiamo con un sospiro di sollievo l’arrivo ad Alençon, che raggiungiamo dopo aver riagguantato per una manciata di chilometri il percorso originale della Veloscénie. La città, tuttavia, ci lascia delle sensazioni ambivalenti: da una parte, passeggiando in centro, attorniati da palazzi storici in pietra grigia e case a graticcio , ci immergiamo in un fascino d’altri tempi; d’altra parte, i lavori diffusi di rifacimento del manto stradale in pietra in quasi tutte le vie centrali e la quasi totale assenza di abitanti per le ferie estive (ma anche di turisti), rendono l’atmosfera surreale e un tantino inquietante… L’esperienza culinaria inedita che ci concediamo alla fine del nostro girovagare è la ciliegina sulla torta di questa giornata così singolare: ceniamo in un ristorante afgano (non avevamo mai provato prima questa cucina), ospitati in un dehors nascosto di un palazzo un po’ decadente… un’esperienza unica per gli occhi e per il palato!


