Una vallata al dì – parte terza
Mese strano questo maggio, per chi vuole fare attività all’aperto: che sia giardinaggio, una passeggiata o una bella pedalata, il meteo veramente tanto variabile, a volte freddo, a volte umido, a volte caldino (ma non troppo) non aiuta mai a pianificare le uscite con tanto preavviso. È così, dall’idea di macinare chilometri in auto per andare a vedere il Giro su Fedaia e Pordoi il 24 maggio, come tante volte in passato in occasione del giorno del nostro anniversario, siamo passati, nell’arco di due giorni, a decidere di andare comunque in montagna (ci è mancata tanto, in questo lockdown, la montagna), rimanendo però in Piemonte, e anticipando l’uscita a domenica 23, prevista abbastanza soleggiata e tiepida.
La decisione non poteva essere più azzeccata: carichiamo le bici in auto e, arrivati a Traves, all’imbocco delle Valli di Lanzo, iniziamo a pedalare sotto un cielo azzurro che azzurro non si può, respirando un’aria frizzante ma baciati dal sole… ma lungo quale delle tre valli pedaleremo oggi? La decisione è preso presa: questa volta tocca alla Val d’Ala!


La vallata è veramente bella: molto verde e suggestiva, punteggiata da centri abitate e frazioncine caratteristiche, inizialmente ci consente di pedalare agevolmente, sempre in salita ma con pendenze abbastanza dolci, seguendo il percorso del torrente in fondovalle. Ammiriamo meridiane e antiche botteghe, case tipiche e ben decorate, ma anche molto vecchie e un po’ malandate, e ben presto iniziano a comparire sullo sfondo le montagne che si trovano in cima alla valle che siamo percorrendo.
Fino all’abitato di Ala di Stura, ridiamo e chiacchieriamo spensierati…poi, la salita si fa più dura, e ci concentriamo sulle nostre gambe, sul nostro fiato e sul nostro battito.


Dopo l’abitato di Balme, la strada diventa più stretta, più tortuosa, con strappi duri, passando talvolta attraverso le rocce vive e risultando spesso esposta a valle (da tenere a mente per la discesa)… lo confesso, questa salita ad un certo punto mi ha messo un po’ alla prova (forse anche perché era la prima uscita in montagna), ma me la sono cavata piuttosto bene… e alla fine la strada ha iniziato a spianare, e il Pian della Mussa, con la maestosità delle sue cime a coronare I nostri ultimi due chilometri di pedalata, si è rivelato ai nostri occhi…che luogo stupendo! Ci hanno accolti i fischi delle marmotte, gli stambecchi che pascolavano un po’ più in alto, lo scintillio dei canaloni di neve…c’è gente, ma neanche più di tanto.



Al rifugio, ci rifocilliamo con un piatto di polenta concia e cervo (mio marito) e uno di gnocchetti alle castagne con sugo ai frutti di bosco (io), rigorosamente all’aperto, al cospetto di sua maestà la montagna innevata; una piccola dormitina al sole, su una panchina isolata, e poi via lungo la discesa. Avevo adocchiato in andata un banchetto all’aperto in cui vendevano del genepì (liquore all’artemisia) prodotto localmente, ma non era propriamente indicato fare tutti quei chilometri in discesa con una bottiglia di vetro al seguito…invece il banchetto del formaggio non me lo lascio proprio scappare! Una fetta di tometta di capra, una di toma di mucca un po’ più grassa e ben occhiellata e una al timo, finiscono in una borsetta, ben ancorate sulla sacca del mio portapacchi posteriore… che trasporta sempre pure tutti i generi alimentari che acquisto durante le mie pedalate! Il primo tratto di discesa è di quelli in cui occorre fare attenzione, sia per la strada senza protezioni, sia per il vento che ha iniziato a soffiare un po’ forte… poi iniziano nuovamente i centri abitati, la strada si fa più dolce e la discesa più sicura e piacevole… che dire: gran bella giornata, 1400 metri di dislivello positivo fatto e tante belle immagini da portarsi dietro negli occhi e nel cuore!

