Giappone 2019
Days 10 e 11 a spasso per Kyoto (circa 35 km in bici in 2 giorni)
Il risveglio nella camera al primo piano della machiya è veramente molto piacevole: la veranda che dà sul giardino interno, la luce soffusa dalla carta di riso applicata agli infissi, ma ben distribuita, perché proveniente da una intera parete luminosa (non come le nostre case, nelle quali le finestre sono generalmente aperture più piccole), la tranquillità del retro della casa ci regalano un ottimo risveglio!


La colazione servita al piano terreno, nelle sale comuni della casa, ci aiutano a capire i criteri costruttivi di queste case tipiche di Kyoto: rigorosamente tutte in legno, hanno una facciata stretta e proseguono lunghe all’interno dell’isolato… il motivo? Lo stesso di Amsterdam (ecco che ritorna l’Olanda): la larghezza della facciata determinava in passato l’ammontare di tasse da pagare, quindi cercavano di costruire le case le più strette possibili!

L’edificio a piano terra prosegue con una serie di stanze, una di seguito all’altra, che possono essere unite aprendo a piacimento le pareti scorrevoli, e che sono affiancate da un corridoio stretto, alto quanto i due piani della casa, che serve come passaggio ma anche per arieggiare e rinfrescare gli ambienti nelle umide estati giapponesi. In fondo, il giardino interno e, al di là di esso, i locali magazzino.



Il proprietario di questa machiya di dice che apparteneva ai suoi genitori, e ora lui e la moglie da un paio d’anni l’hanno adibita a guesthouse (hanno due camere in totale) per sostenere gli altissimi costi di gestione che ha una simile casa: loro sono andati a vivere nei locali magazzini riattati.
Ho prenotato una sola notte in machiya (il costo è piuttosto elevato), ma altre due notti ci aspettano a Kyoto, e soggiorneremo in un più moderno appartamento: abbiamo quindi il tempo di girovagare per la cittá, ma anche di tirare un po’ il fiato dopo tutti i chilometri fatti finora.
Scopriamo innanzitutto che Kyoto è una città ENORME in estensione, ma facile da girare in bici: se nelle zone di maggiore richiamo turistico c’è veramente tanto caos, percorriamo anche piacevoli stradine secondarie, quasi sempre con una corsia riservata alle due ruote, e ciclabili molto belle lungo le sponde dei fiumi della città.


Visitiamo in questi due giorni alcune delle attrattive di Kyoto, facendo per una volta i turisti “ normali” ma senza affannarci a voler vedere tutto tutto tutto.
Il padiglione d’oro….mi ha tolto il fiato! È veramente spettacolare, e anche il giardino che lo circonda contribuisce a renderlo magnifico: non oso immaginarlo in autunno, con gli aceri rossi fuoco….

Il tempio Toji, che svetta maestoso anche tra i palazzi della città, doveva fare un figurone ai tempi della sua costruzione, quando poteva essere visto a miglia e miglia di distanza…

Il castello Nijo-ho, dal portale di ingresso che è un capolavoro di arte lignea, mi ha un po’ spiazzato, perché da noi non esistono edifici in legno così grandi, dalle sale così vaste ma anche così buie:se volevano scaldarsi, dovevano chiudere almeno un po’ le pareti scorrevoli di legno che le dividevano dai corridoi sì luminosi, ma la cui unica separazione dal mondo esterno consisteva in fogli di carta di riso…

Il mercato Nishiri, la “cucina di Kyoto”, mi ha deliziato di profumi e di colori: via abbiamo trovato cibo già visto durante il nostro viaggio, ma anche pietanze finora neanche immaginate (e di cui continuiamo a chiederci “ma che cos’era?”)


A Pontocho, uno dei quartieri in cui vivono le geishe, ho soddisfatto un’altra curiosità: ho assistito da sola al teatro Pontocho Kaburenjo ( mio marito non era proprio ispirato, è stato fuori lungo il fiume a prendere il fresco e a fare la guardia alle nostre bici) ad uno spettacolo di geishe… cosa mi aspettavo? Non lo so bene… cosa è stato? Stupefacente! Chiaramente non ho compreso bene cosa dicevano, il giapponese lo mastico ormai ma non è ancora fluente…(ma va là, scherzavo!!!), ma i colori, le musiche, i gesti, le movenze, i balli, la ricchezza dei costumi (cambiati un numero di volte impressionante), le scenografie (anche queste cambiate continuamente), il doppio palco angolare hanno creato un’atmosfera incredibile, e mi hanno avvinta completamente per un’ora e venti di spettacolo: e alla fine, mentre uscivo dal teatro, mi è persino capitato di vedere arrivare una geisha.


Dopo questi due giorni a Kyoto, mi chiedo il motivo per cui i giapponesi, pur avendo una cultura millenaria e ricca di sfaccettature, che un poco ho iniziato a conoscere durante questo viaggio, vengono a frotte in Europa, mentre mi pare che noi Europei non siamo interessati in egual misura al mondo giapponese. Non credo e non voglio pensare a supremazie di alcun genere: attitudine mentale? maggiore apertura verso altre culture? Non lo so: certo è che anche qui storia, arti, tradizioni non sono nate ieri.
PS: 29 gradi un giorno, 26 gradi il successivo, e abbronzatura delle parti scoperte quasi come ai Caraibi: qui si muore dal caldo!!