Diari di viaggio

Lanzarote 2020

Day 1 Puerto del Carmen – Yaiza – Playa Blanca – El Golfo (Salinas de Janubio – Los Hervideros, Charco de Los Clicos) – Yaiza – Puerto del Carmen (75 km – 1020 di dislivello)

Luna, siamo finiti sulla luna: questo è il mio primo pensiero, iniziando a pedalare su quest’isola così sorprendente.

La nostra prima uscita, in direzione Playa Blanca,  ci svela un’isola dai profili netti, severa ed essenziale, dove anche una serie di arbusti verdi sparsi sul versante rosso di una collina, che passerebbero in altri casi completamente inosservati, qui spiccano come una insegna al neon nel buio della notte.

Un’isola dove non è l’acqua a farla da padrona (seppur sempre lì, a ricordarti che sei a mollo nell’Oceano), ma la terra e le rocce; dove non è la presenza che si nota, ma l’assenza: di verde, di campi coltivati, di urbanizzazione selvaggia.

Incontriamo (ovviamente) degli agglomerati urbani: Yaiza è un piccolo paese sonnolento, adagiato ai piedi dei rilievi che lo circondano, mentre Playa Blanca è una vivace località turistica, da cui partono anche i traghetti per Fuerteventura, che si scorge in lontananza (si vedono montagne… ma non era piatta Fuerteventura?). Tuttavia, la soluzione di continuità tra i centri urbani è netta, decisa. Gli spazi selvaggi, privi di qualsiasi intervento dell’uomo, sono dilatati: quasi non ti aspetti di incontrare paesaggi di questo tipo, dove anche gli elementi naturali sono ridotti ai minimi termini.

In bici, è un susseguirsi di salite, discese, e sorprese, come l’allevamento di dromedari, e le loro statue ad una rotonda, a ricordarci che il Sahara non è poi così lontano…

Playa Blanca
Yaiza

Il panorama dall’alto di Maciot, dopo l’ascesa da Playa Blanca, ci regala una vista strepitosa su tutta la parte meridionale dell’isola (e una strada veramente poco affollata di auto). La successiva strada ad anello per arrivare a El Golfo, un paesino dove si respira aria di mare e pescatori, è un nastro di asfalto adagiato su una distesa di rocce nere, e ci rivela una meraviglia dietro l’altra: insenature nate dal contatto tra il magma incandescente e le fredde acque dell’oceano (Los Hervideros),  in cui si rinnova perenne lo scontro tra acqua e roccia; lo stagno verde (El lago verde o Charco de los Clicos), uno spettacolo di colore in mezzo alla spiaggia di sabbia nera; abbaglianti montagne di sale, derivanti dalla lavorazione di una salina ospitata da un bellissimo stagno lagunare, che colpiscono la vista con il loro candore; e vulcani, e vulcani, e vulcani in lontananza… da restare senza fiato!

Los Hervideros
Charco de los Clicos

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