Cicloturismo & Co.

Perché faccio le mie vacanze in bici?

Sono diversi anni che faccio le mie vacanze in bici, solo in bici.

Il mio mondo nelle sacche, due ruote, e via!

Anche quest’anno, Coronavirus permettendo, smetterò i miei panni quotidiani di semplice essere umano che nella vita quotidiana talvolta si sposta su due ruote per diventare una Cicloturista, con la C maiuscola.

Proprio ieri, un conoscente ha commentato la mia scelta dicendo: “Ma come, non ti sei stancata di andare sempre in vacanza in bicicletta? Non hai voglia, per una volta, di rilassarti in una baita in montagna, qualche giretto in mountain bike va bene, ma poi libri da leggere, buon cibo, riposo del corpo e della mente immersa nella natura?”

All’ennesimo commento di questo tipo ricevuto negli anni, ho provato a soffermarmi sulle reali motivazioni di questa mia scelta.

Perchè faccio le mie vacanze in bicicletta, sia quelle brevi di pochi giorni per volta, che quelle lunghe, che solitamente durano due/tre settimane ad agosto?

“Il contatto con la natura!” è stata la mia prima risposta a questa domanda, ma poi mi sono resa conto che anche la vacanza in baita, proposta ieri dal mio conoscente, poteva soddisfare questo bisogno. E, a pensarci bene, gli stessi luoghi che visito in bici li potrei raggiungere quasi sempre anche in auto: ho già fatto in passato vacanze itineranti su quattro ruote negli Stati Uniti e in Canada, in Scozia, in Norvegia, ad esempio.

Ho capito che la risposta andava ricercata ad un livello più profondo: non è semplicemente il modo con cui mi sposto che mi spinge a ricercare sempre questa esperienza, sono le sensazioni che mi fa provare e come mi fa sentire.

La vacanza in bicicletta mi fa “vivere” e percepire in modo estremamente potente il mondo che scorre attorno alle ruote della mia bici in movimento. Odori, colori, suoni, territorio, impronta umana e infrastrutture , e i loro cambiamenti chilometro dopo chilometro, non sono gli stessi che posso percepire quando mi sposto con mezzi di trasporto più veloci, o stando ferma in un prato. E questo avviene sia in senso positivo, che in senso negativo: mi vengono in mente i profumi della terra appena lavorata, quelli dei campi di lavanda o di camomilla in fiore, ma anche certi ingressi in grandi città, in cui le sensazioni provate erano tutt’altro che piacevoli. Anche camminare consente la stessa esperienza immersiva, ma a una velocità inferiore, e questo richiede la disponibilità di più tempo per percorrere le stesse distanze: sono percezioni ad altre velocità, è sicuramente un discorso a parte.

Ma, continuando ad approfondire, la vacanza in bici è anche, per me, una sfida, un continuo miglioramento di me stessa.

La sfida inizia dalla progettazione del percorso: devo infatti tenere conto di molte più incognite e di variabili nell’organizzazione di un giro in bici di due settimane, rispetto ad un viaggio di altro tipo. E poi, io amo i tour circolari, e non è proprio semplicissimo trovare il modo di chiudere un anello evitando le insidie (per esempio, ma non solo, le strade a elevata percorrenza veicolare), quando ti prefiggi di fare un percorso di circa 1.000 km.

La sfida continua poi con lo stare lontano da casa per tanti giorni, con la sola bicicletta come unico mezzo con cui spostarsi, e con le sole mie forze sui cui fare affidamento.

Esiste poi la sfida di essere in balia di condizioni atmosferiche avverse, dei guasti meccanici da affrontare, dei malesseri che si possono presentare durante le pedalate: è tutto ciò che non posso controllare prima, è l’imprevisto potenzialmente sempre presente.

Il miglioramento lo percepisco in molti modi: nella mia forma fisica, nella mia capacità di sopportare la fatica, la giornata “no”, la paura di non farcela.

Durante il primo grande viaggio itinerante in bici con le sacche al seguito, il Cammino di Santiago, ho perso 7 Kg in 12 giorni (Kg che non ho più ripreso); in Giappone, l’anno scorso, e in Francia, due anni fa, per problemi alla bici, ho temuto veramente (e per ben tre volte), di non farcela a raggiungere il luogo designato per il pernottamento; l’anno scorso due notti di disavventure fisiche in Austria non mi hanno messo completamente KO la mente, che ha voluto comunque continuare l’avventura…non sapete la soddisfazione che ho provato, nei giorni seguenti e anche ora, per essere riuscita a farcela!