One-day rides

Una vallata al dì – parte seconda

Altro giro in giornata, altra valle… questa volta non in Piemonte, ma molto vicino: oggi abbiamo percorso da cima a fondo la Valtournanche, da Châtillon a Breuil Cervinia.
Era da diverso tempo che avevo in mente di affrontare questa salita, memore della tappa del Giro d’Italia che ero andata a vedere di persona con mio marito, freschi sposini, e nella quale aveva trionfato Ivan Gotti. Allora non sarei riuscita a fare nemmeno i primi due chilometri di questa salita in bici, questa volta li ho fatti tutti… ma che fatica!

La pedalata inizia già difficile, poiché ci siamo messi in marcia tardi, tardissimo: è già quasi ora di pranzo, il sole picchia forte, come in molte valli la salita comincia secca e io già dopo pochi metri boccheggio e entro in crisi… intendiamoci, non è la crisi del “sono fredda, attacco subito in salita, è normale faticare un po’”… no, qui è proprio crisi nera… ho voglia di pedalare, una voglia matta di arrivare a Cervinia, ma dopo i primi due chilometri a bocca aperta (e non per il bel paesaggio) capisco che sarà durissima, e non so darmi una spiegazione. Mio marito, che capisce subito che per me non è giornata, si adegua paziente alla mia fatica: si ferma quando io mi fermo, attende paziente i miei tempi e i miei ritmi, mi propone di tornare indietro… a dire il vero, oltre al caldo, questa salita non mi sta nemmeno aiutando: non è di quelle regolari, come piacciono a me, alterna tratti con pendenze anche a doppia cifra a tratti più abbordabili… puoi rifiatare, ma poi paghi con gli interessi, e questo per me non è il massimo. Ad un certo punto, all’arrabbiatura per non riuscire a pedalare come vorrei, subentra più intensamente la consapevolezza di voler arrivare in cima alla salita: allora, mi rilasso un poco e inizio a godermi meglio la giornata, che è veramente splendida. Ad Antey, la sorpresa del Cervino che fa capolino da lontano mi rinfranca, come pure il piccolo spuntino a base di delizie locali che decidiamo di concederci e di consumare poco più avanti lungo la strada, all’ombra di una panchina.

Tempo di prendere fiato, e la salita si fa più cattiva, fino ad arrivare alle rampe di Valtornanche prima e a quelle a pochi chilometri dall’arrivo dopo… tutte le volte è molto difficile rilanciare sui pedali, ma ormai ho capito una cosa: oggi non mi porteranno su le gambe, ma la testa. Il sorriso comincia a spuntare sul mio viso quando mi rendo conto, grazie alle enne dirette del Giro viste in TV, che le gallerie che sto per affrontare sono il preludio al falsopiano che mi aspetta prima di Cervinia. Al cartello che annuncia sulla destra il Lago Blu, so di essere arrivata… ed eccolo lì, il Cervino che tanto amo… mi aspetta col cappello di nuvole, ora, e non mi darà più l’occasione di vederlo scoperto oggi.

Ma io mi godo, tra la gente inconsapevole che mi circonda (ce n’è veramente tanta in giro), questa meravigliosa sensazione: ce l’ho fatta, potevo tornare indietro ma ho scelto di arrivare, mi sono fermata tante volte ma altrettante ho rimesso i miei piedi sui pedali e ho guardato avanti. Non è stata certo la mia migliore performance in bici, ma mi sono resa conto di aver fatto diventare comunque appagante una esperienza che non era iniziata come volevo io…

Dopo una sosta a Cervinia in cui ci gustiamo, seduti all’aperto come due turisti qualunque, un meritatissimo dolce con la panna sopra, faccio la discesa col sorriso sulle labbra, incurante dei moschini che potrebbero attaccarsi ai denti, e mi rendo conto dai cartelli di discesa pericolosa che lì, dove avevo fatto più fatica, le pendenze erano davvero toste (un bel 15%)!


Il mio parere su questa salita? Paesaggisticamente bella, strada dal buon fondo e quasi sempre larga, in estate molto calda (è sempre esposta a sud) e il 15 agosto ( ma sospetto in tutti i weekend estivi) molto trafficata (anche se la larghezza della careggiata fa sì che delle auto dia fastidio soprattutto il gas di scarico). Le pendenze? Dalla pedalata di mio marito, assolutamente non proibitive… io oggi non faccio proprio testo…