Come organizzo una vacanza in bici
Non mi era mai capitato prima, mai, di organizzare le mie vacanze estive durante il mese di luglio: solitamente, sono una che parte con largo anticipo vagliando con calma le opzioni disponibili e assaporando ogni decisione. Non si tratta di un’incombenza, ma di un’attività che faccio con passione e che mi regala grandi soddisfazioni: per me, il viaggio comincia mesi prima, quando inizia a materializzarsi piano piano nel mio immaginario.
Quest’anno è però un anno molto particolare, e, dopo aver temporeggiato per tutti questi mesi, mi sto accingendo ora a pianificare il mio prossimo viaggio in bici… e a condividere con voi le riflessioni che di solito mi accompagnano nella mia pianificazione.
Allora: pronti, partenza…via!

Da dove comincio? Ovvero… informazioni, informazioni, informazioni
Organizzare da sola una vacanza in bici, per me vuol dire innanzitutto una cosa: cercare informazioni.
Non mi accontento, sono insaziabile: leggo, confronto, cerco conferme, ovviamente su internet e su più siti diversi, che trattano anche gli stessi argomenti. Perché un viaggio in bici può avere tante incognite, e io sono dell’idea che se alcune di esse vengono chiarite ed evitate prima di partire, la vacanza non può che guadagnarci: va bene l’avventura, va bene che “niente e nessuno mi spezza”, ma quando sono su due ruote per la maggior parte della giornata non sono una grande fan dell’improvvisazione al 100%. Non credo sia mania del controllo, ma solo un pochino di astuzia per godersi al massimo quanto di meglio può offrire il cicloturismo.
A volte, non lo nascondo, i siti dei principali tour operator di cicloturismo mi sono stati di ispirazione, ma poi ho sempre cercato di organizzare la mia Vacanza personalizzata, con la “V” maiuscola.
A volte ho trovato preziosi suggerimenti nei blog di appassionati cicloturisti, proprio come il mio; altre volte i gruppi di Facebook mi hanno fornito spunti interessanti. Nel tempo, ho iniziato ad abbozzare diverse idee di viaggio, che ora stanno lì, nel mio cassetto personale, pronte per essere utilizzate al momento giusto.
Dove vado? Ovvero… la meta (o meglio, il percorso)
La decisione riguardante la meta di un viaggio è importante, ovvio, ma per i viaggi in bici lo è ancora di più. Più che di meta, è più corretto parlare di percorso, visto che l’esperienza cicloturistica si vive per strada, cammin facendo. Alcune destinazioni si prestano molto ai viaggi in bici, altre sono decisamente più ostiche. Regioni con una rete ciclabile molto diffusa e con una grande tradizione nell’utilizzo delle biciclette, come l’Olanda per dirne una, così, a caso, ovviamente rendono l’organizzazione più semplice.
Io mi chiedo sempre, come prima cosa, se per quel viaggio voglio pedalare per lo più al sicuro, senza troppi pensieri, oppure se sono disposta a percorrere un itinerario sulle strade normali, pur cercando ovviamente il più possibile di evitare le arterie principali.
Non mi basta però prendere in considerazione il tipo di strada che percorrerò (ciclabile, viabilità secondaria o principale): io do un’occhiata anche il tessuto urbano delle zone da attraversare, soprattutto in assenza di ciclabili.
L’ingresso o l’uscita dalle grandi città può essere un grande problema sia per il traffico (durante il mio viaggio in Giappone, ad esempio, ho evitato di atterrare a Tokio perché da molti era sconsigliata alle bici la cintura esterna della metropoli), ma anche di squallore e di quartieri non propriamente sicuri o ben frequentati (ricordo ancora con un brivido l’esperienza in ingresso a Parigi, dalla periferia nord ovest della città). Nei miei viaggi passati, ho comunque riscontrato che, se le grandi città non sono meta turistica, nei periodi di ferie del paese visitato (per esempio non agosto, ma la settimana della Golden Week per i Giapponesi) solitamente queste sono meno congestionate dal traffico e quindi un pochino più abbordabili per il ciclista. E’ comunque sempre più complicato averci a che fare, in ogni occasione.
Per contro, anche l’assenza di centri abitati può costituire un problema: vanno bene gli spazi aperti e la natura selvaggia, ma pure ipotizzando di portarsi dietro tenda, sacco a pelo e fornelletto, prima o poi occorre bere, procurarsi viveri, e anche essere ragionevolmente sicuri di poter far affidamento su un soccorso meccanico o medico in caso di bisogno. Insomma: percorrere l’entroterra della Sardegna da nord a sud in agosto richiede litri e litri di acqua, che potrebbero non essere di scontato reperimento. Altro fattore da tenere in considerazione nei grandi spazi aperti rurali, è la noia (almeno per me) che potrebbero suscitare: dopo due giorni di pianura padana lungo il Po nelle zone di Pavia e Piacenza, non ne potevo proprio più di campi coltivati e casolari abbandonati…
Infine, ma non meno importante: l’altimetria del percorso. Oggi fortunatamente abbiamo tantissimi strumenti per avere un’idea in anticipo su quello che ci aspetta, e io consiglierò sempre di usarli. Un percorso ciclabile segnalato benissimo, con paesaggi meravigliosi, che porta giorno dopo giorno su per salite interminabili con dislivelli impossibili, potrebbe non essere per tutti e soprattutto potrebbe rovinare il viaggio di chi non vuole arrivare tutte le sere stanco morto… Io cerco sempre di alternare giorni più faticosi a giorni meno faticosi, sia come km che (e soprattutto), come altimetria. L’anno che non voglio fare salite, alle montagne neanche mi avvicino nella progettazione del viaggio!
PS1: per quanto è possibile, cerco di ideare un percorso che sia anche affiancato, per alcuni tratti, dalla ferrovia locale. Un improvviso temporale, un problema fisico o una noia meccanica possono sempre richiedere un’alternativa di emergenza negli spostamenti. È anche vero che a volte questa accortezza è stata completamente inutile (per esempio in Giappone, dove per caricare le bici sul treno avremmo dovuto smontarle completamente ed infilarle in una sacca che non avevamo), ma a volte invece io e mio marito ne abbiamo usufruito con gratitudine, come l’anno scorso in Austria.
PS2: ovviamente, tutte le questioni sopra riportate possono trovare un’unica e facile risposta, affidandosi a uno dei tanti tour operator specializzati in cicloturismo. Zero (o quasi) pensieri, certo, ma anche, a mio avviso, poco divertimento nell’organizzazione del viaggio! A ciascuno la propria scelta…

Come ci arrivo? Ovvero… la logistica
Una volta scelta la meta, o meglio, parallelamente alla scelta della meta, occorre pensare anche a tutte le questioni logistiche.
Innanzitutto: come ci arrivo all’inizio del viaggio?
Posso partire da casa in bici, come ho fatto nel 2017, anno in cui ho percorso la Francigena da Asti a Roma. Più facile di così non si può…ma si può aver voglia di qualcosa di diverso.
Posso spostarmi con il treno fino al luogo di inizio delle mie pedalate: fattibile, ma stiamo parlando dell’Italia, quindi occorre armarsi di pazienza e di tempo, perché con la bici montata si può viaggiare solo su alcuni treni regionali (quelli con il pittogramma della bicicletta, ma a volte i capotreni ti guardano male ugualmente), pagando l’apposito biglietto per le due ruote. Ho letto che ciò dovrebbe essere possibile su alcuni Intercity, ma su web non ho mai trovato confortanti notizie ufficiali su questa possibilità.
Posso caricare la bici sull’auto, e recarmi su quattro ruote alla partenza del mio tour: l’ho già fatto alcune volte per i miei viaggi in Europa, so perfettamente che non è corretto dal punto di vista ambientale ma quando si hanno pochi giorni a disposizione di ferie, o quando è molto difficile arrivare alla meta con i mezzi pubblici a disposizione, può essere l’unica opzione percorribile.
Posso infine andare in aereo (ovviamente opzione obbligata per i viaggi verso mete intercontinentali), portando la mia bici con me oppure noleggiandola sul posto.
Un’altra questione riguarda come ritorno al punto di partenza dopo aver fatto le mie pedalate: con i tour a Margherita o quelli circolari, il problema non si pone, con i tour in linea invece devo trovare un mezzo di trasporto che, una volta arrivata alla metà, mi consenta si ritornare al punto di partenza (o direttamente a casa), non in bicicletta. Non nascondo che tutte le volte che ho dovuto tornare da esperienze cicloturistiche in linea, ho sudato, per un motivo o per l’altro, le sette proverbiali camicie…diciamo che, se posso, ormai tendo ad evitare i viaggi in bici da A a B.
Ultimo pensiero che riguarda la logistica: dove dormo? Qui si apre un mondo, fatto di campeggi in tenda, strutture ricettive trovate giorno per giorno o prenotate con largo anticipo, bike hotel dai quali partire ogni giorno per fantastiche avventure, e per ritornare ogni sera per farsi coccolare. Non mi dilungo: ne parlerò in un prossimo post.
Sottolineo solamente l’importanza di avere, durante la notte, la bici al riparo e al sicuro: concetto talmente fondamentale per un ciclista, che sembrerebbe quasi banale, se non fosse che non è affatto scontato per chi gestisce una struttura ricettiva… occorre sempre, sempre ribadirlo e richiederlo a chi ci fornisce un tetto per la notte, anche fino a richiedere di portarsi la bici in camera (come mi è capitato diverse volte!)
Ora continuo con l’organizzazione del mio viaggio: sul blog scoprirete in diretta dove andrò questa volta con la mia fedele due ruote!